«Questo libro si raccomanda da sè e non avrebbe quindi bisogno di presentazione» è l’inizio della prefazione rivolta ai lettori, di Nicola Vacchelli, che ben si addice a questo volume che descrive ed illustra la spedizione alpinistica, esplorativa e scientifica svoltasi nella zona occidentale della catena montuosa dell’Himalaia nel 1913.
L’opera, elegantemente proposta dalla Rizzoli con una veste tipografica in tela di colore blu, con iscrizioni e fregi in oro, databile al 1930, è composta da 391 pagine e da altre 223 appendici scientifiche. E’ corredata, inoltre, da suggestive fotografie che rappresentano un valore aggiunto a sostegno dell’accurata narrazione e della considerevole mole di informazioni raccolte. La Biblioteca Civica di Biella ne possiede due copie, di cui una fa parte della Donazione Gariazzo, caratterizzata da volumi ed opuscoli prevalentemente di storia locale, alcuni dei quali rari e di pregio e due cinquecentine.
Il viaggio, iniziato il 1 aprile con la partenza dalla banchina del Lloyd di Trieste a bordo del piroscafo Gablonz, descrive un’affascinante esplorazione avventurosa, finanziata e diretta dall’industriale laniero, nonché eccellente alpinista e fotografo di Pollone, Mario Piacenza. I testi, scritti con dovizia di particolari e ricavati da note ed appunti dei membri, sono stati curati dal dott. Cesare Calciati.
I partecipanti furono il medico torinese e socio del Club Alpino Lorenzo Borelli, professore di semeiotica medica all’Università di Torino e specializzato in fisiologia; il piacentino Cesare Calciati, geografo, naturalista e topografo, accompagnato per un tratto dalla moglie (si erano sposati pochi giorni prima); il biellese Erminio Botta, già aiuto fotografo di Vittorio Sella. La spedizione era completata da due guide valdostane assai note nell’ambiente alpinistico: Ciprien Savoye di Courmayeur e Joseph Gaspard di Valtournanche.
Le rare e suggestive immagini realizzate dall’alpinista pollonese (più di 381 e 7 panorami ripiegati), che si era già recato nella catena del Caucaso nel 1910, in Turkestan e Persia, restituiscono l’esperienza della difficile impresa nel territorio del Ladakh, chiamato anche Piccolo Tibet per il suo straordinario paesaggio e la peculiare cultura. Interessante è la parte relativa al resoconto di Piacenza della capitale Lè e di Himis, considerata di grande importanza per la religione buddhista, dove partecipò alla pittoresca cerimonia danzante mascherata chiamata Tamascia, in onore di Padmasambhava.
Di particolare rilievo è l’ascensione al Kun (7077 mt) del 3 agosto, nel massiccio del Nun-Kun, la prima conquista italiana di un 7000. La salita fu portata a termine con «un freddo atroce» e con il vento che «tagliava la faccia», da Gaspard, Piacenza, dal generoso portatore Alì Rahin e Borelli. Degna di nota è la galanteria ed il rispetto delle regole della cosiddetta guiderie: poco prima di giungere alla cuspide del Kun, la guida valdostana disse «A vous messieurs!…», con l’intenzione di farsi da parte per consentire agli altri di giungere per primi all’ambita meta, e l’altrettanto rispettosa risposta «Ah! no, perdio! … avanti tutti insieme…». Sulla vetta, piena di luce e di un bagliore accecante, gli alpinisti «respirano calmi, tranquilli, felici». Davvero grande dev’essere stata la loro soddisfazione! Oltre ad altre suggestive salite ed esplorazioni di valli e ghiacciai, importante è stata l’ascesa il 23 agosto al picco Z3, di metri 6270, che venne chiamato Cima Italia.
Maurizio Pavarin