Il volume Phytanthoza iconographia è considerato il più importante e prezioso compendio di studi di botanica del XVIII secolo. Contiene un migliaio di incisioni, dipinte a mano, di fiori e piante di tutti i continenti. Il suo autore, Johann Wilhelm Weinmann, figlio del barbiere tedesco Matthias Cristiana Weinmann, nacque il 13 marzo del 1683 a Gardelegen (Germania). Non si hanno notizie certe circa i primi anni della sua vita, ma sappiamo che a Regensburg nel 1712 acquistò una farmacia. In breve tempo la sua impresa divenne così fiorente da permettergli di coltivare la sua vocazione botanica creando anche un piccolo giardino botanico proprio a Regensburg.
L’opera che lo ha reso celebre è la Phytanthoza iconographia, un progetto monumentale in otto volumi contenenti più di un migliaio di incisioni dipinte a mano, ritraenti una vasta gamma di fiori e piante provenienti “Ex Quatuor mundi partibus” che spaziano dalle piante da giardino ai fiori (in particolare i tulipani), dalle piante tropicali a quelle del deserto, inserite in graziose pentole barocche, dalla frutta esotica alle erbe medicinali. Il risultato è una rara combinazione tra il tradizionale erbario e il florilegio che divenne popolare nel periodo barocco. Weinmann produsse la Phytanthoza con l’aiuto di alcuni dei più importanti incisori del suo tempo che può essere considerata il primo libro di botanica, dove si è applicata la cosiddetta incisione a colori, una tecnica, molto recente al tempo dell’autore, che utilizza piccole linee parallele che creano un gioco di sfumature, ombre e tocchi di luce rafforzato poi dalla colorazione a mano.
L’opera fu pubblicata con testo in latino e tedesco; apparve poi un’edizione olandese pubblicata in quattro volumi nel 1736-1748. Questa edizione fu portata in Giappone nei primi anni del XIX secolo, dove alcune delle illustrazioni ispirarono quelle contenute nel monumentale lavoro botanico del giapponese Iwasaki Tsunemasa. Weinmann morì nel 1741, non portando a compimento l’opera, che fu completata da Browne e Linneo. La critica è concorde nell’affermare che la Phytanthoza costituisce un’opera impressionante per la portata delle sue dimensioni, ma alcuni botanici hanno manifestato una certa perplessità sulla qualità di alcune raffigurazioni di esemplari di piante.
La Biblioteca Civica di Biella possiede tre dei quattro volumi dell’opera pubblicata a Ratisbona. Questa e moltissime altre di Botanica conservate nelle collezioni civiche appartenevano alla Biblioteca della Scuola Professionale di Biella e precedentemente a Giuseppe Venanzio Sella, fratello di Quintino, che le aveva comperate dal botanico di Verrone, Maurizio Zumaglini. Nell’epistolario dello statista è presente una lettera in cui si complimenta con il fratello per il felice acquisto. La preziosissima opera è posseduta in Italia solo da una decina di biblioteche ed è stata restaurata nel 1998 in memoria di Chiara Serralunga, grazie a un’oblazione, in occasione dell’iniziativa Un libro da adottare, iniziativa sostenuta dall’associazione Amici della Biblioteca.
Anna Bosazza