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  • Film

Biblioteca Comunale di Vigliano Biellese

I commenti più recenti

  • La ballata di un piccolo giocatore

    Osborne, Lawrence

    • 01/08/2026
      Alessandro Corduas Un capolavoro di eleganza e di disincanto
      Primo romanzo di Osborne e bella scoperta di un meraviglioso affabulatore. Finalmente una storia che mantiene ciò che spesso l'editore reclamizza invano: incuriosire, coinvolgere, appassionare. Solo non lasciatevi fuorviare dalla difficoltà di entrare nel racconto, dall'incongruenza dell'attacco, dall'apparente vacuità della trama e del personaggio. E il nostro amico Doyle, fratello quotidiano nei fantasmi, vi trascinerà in un Oriente fantastico eppure tragicamente concreto fatto di lusso, gioco, passione, affetti. Dove si nasce e si muore perdenti. Un mondo illusorio, pieno di faville, che sfugge a una comune percezione e dove ogni cosa, ogni sogno sembra reale, permesso, incoraggiato. E dove, a tutto il resto si aggiunge -nello scrittore- una comprensione profonda, viscerale dell'ossessione per il gioco. E tutto questo raccontato, come al rallentatore, con una scrittura lucida, sontuosa, crudele. Lawrence Osborne firma un romanzo che si legge come una meditazione sulla chance e sulla caduta. Di una bellezza velenosa. Dove il caso, la solitudine e la grazia si intrecciano in un'atmosfera degna di Graham Greene.
  • Il libro di Kells

    Chalandon, Sorj

    • 15/07/2026
      Alessandro Corduas La strada della libertà è una curva rettilinea.
      Cerchiamo di essere chiari: dire che mi sia piaciuta questa ultima fatica di Sorj Chalandon sarebbe un'esagerazione. Però è vero che il romanzo mantiene la stessa tensione emotiva, la stessa scrittura rude e graffiante dei suoi lavori precedenti. Frasi corte e incisive, personaggi pieni di domande, di ombre, di dubbi e soprattutto di rabbia, un contesto sociale spesso al limite del tollerabile ove la violenza regna sovrana. Chalandon è uno scrittore particolare, che ha sempre utilizzato la pancia per raccontare le sue storie, che si trattasse della lotta accanita del Sinn Fein nell'Irlanda del Nord (Il mio traditore, un gran bel romanzo) gli orrori della guerra civile in Libano (La quarta parete) o la violenza e la marginalità delle colonie penali minorili in Francia (La furia, utile per capire veramente qualcosa dei nostri amati cugini). Cosa dire dunque di questo Libro di Kells, romanzo autobiografico quanto nessun altro? Si tratta di un racconto iniziatico crudo e privo di pathos in cui l'autore restituisce l'atmosfera degli anni '70, la violenza della strada e le ideologie dell'epoca attraverso soprattutto il prisma della sinistra proletaria Cose che in Italia peraltro conosciamo abbastanza bene. E su questo terreno si innesta la storia di un adolescente spezzato interiormente che ritrova nell'impegno personale una strada per ricostruirsi e ridare un senso alla propria vita. Non c'è molto da aggiungere: Chalandon ha un grande talento di "conteur" e piacerà a molti. A me ha lasciato un certo amaro in bocca: troppo crudo, troppi ricordi, troppo di tutto.
  • Il buon male

    Schweblin, Samanta

    • 12/07/2026
      L'oggetto non è distinto dal contorno.
      Degli strani racconti pieni di mistero e di incertezze. Fantasia, inconscio, solitudine e parole che si mischiano in maniera inquietante per confondere le piste e stranire il racconto. E' proprio vero che ammaliare vuol dire uscire di senno. Samanta Schweblin fa parte di quella giovane generazione di scrittori sudamericani che hanno rinnovato, attualizzandola, la più significativa tradizione della letteratura sudamericana (Borges, Cortàzar), quel filone fantastico ove il realismo si mischia all'inesplicabile e ogni cosa porta in sé qualcosa di traumatico, di inquietante. Il Buon Male stravolge la tua percezione della realtà e non ti accorgi di aver superato il limite e sei finito oltre.
  • Risto Reich : il lavoro del cameriere

    Chiarella, Luigi

    • 08/07/2026
      Alessandro Corduas Il riposo è sempre il riposo degli altri.
      Mi ero trovato tra le mani sul Kindle qualche tempo fa l'estratto di questo "romanzo" e appena l'ho scorto sugli scaffali della biblioteca mi sono buttato a pesce. Se volete capire qualcosa di quello che sta dietro alla pizza che mangiate al ristorante o al piatto di spaghetti alle vongole veraci che tanto vi fa gola, non lasciatevelo sfuggire. La critica lo definisce un "corrosivo romanzo working class" ma io che nutro una certa avversione per gli anglicismi (resistere non è sempre un difetto) lo definirei piuttosto un lungo pamphlet di denuncia, pieno di schifo, di rabbia e di vergogna. Un testo politico, dunque, che con un lnguaggio piano, un andamento prosodico e qualche parolaccia ben piazzata ci racconta le avventure di un mestiere, di una persona a cui nessuno di noi ha mai dedicato molta attenzione, l'addetto al servizio ai tavoli in un locale, vulgo: il cameriere. Un mestiere che -sotto l'aspetto esteriore riluccicante- racconta il lato B della ristorazione, la banalità dell'abuso, il sistema di prepotenze e di diritti negati, contratti farlocchi nei confronti dei dipendenti, danari negati, assenza di tutele e chi più ne ha più ne metta. Che molti accettano per mancanza di alternative o perché "lavorare è sempre meglio che morire di fame". Insomma, lasciatevi portare da questo bel libro di Luigi Chiarella, così nuovo, così istruttivo , pieno anche di umorismo ma d'ora in poi tenete a mente che ogni volta che mangiate un piatto in un ristorante, probabilmente quel piatto ha un ingrediente che non figura nel menù: lo sfruttamento
  • Essere senza destino

    Kertész, Imre

    • 28/06/2026
      Alessandro Corduas Andiamo incontro al tempo come esso ci cerca.
      - Cosa ha cercato di fare il signor Keertesz con questo romanzo? - Quale artifizio ha utilizzato per rendere più efficace il suo racconto? - Quali impressioni trasmette al lettore? - Qual'è la funzione dello scrittore in un contesto narrativo? - Nel mondo di oggi ci ricorda qualcosa il personaggio di Gyurca e più in generale il mondo dei campi? - Esiste una giustificazione a tutto questo? - Qual'è il giudizio che scaturisce alla conclusione del libro? - Cosa sappiamo in realtà delle vicende ungheresi e degli ebrei nel secondo conflitto? - Ci sono riferimenti culturali significativi nella cinematografia in relazione alle vicende di quel periodo? Ecco, se riusciamo a mettere in fila le risposte a queste domande o anche a una parte di esse e a renderle nostre, potremo dire di aver imparato qualcosa da questo splendido memoir. Che naturalmente suscita nausea, rivolta, timore. Ma non ci esime dal meditare sulle parole di Cimbelino riportate in esergo.
  • Ballare sotto la pioggia : famiglie, separazioni e rinascite

    Cesaro, Grazia Ofelia

    • 22/05/2026
      ballare sotto la pioggia
      Alla ricerca di un equilibrio sempre e in qualsiasi situazione.
  • I corpi lasciati indietro

    Deaver, Jeffery

    • 13/05/2026 Corpi lasciati indietro
      thriller mozzafiato.
  • Pietro : un uomo nel vento

    Benigni, Roberto <1952- >

    • 27/04/2026
      Un ritratto coinvolgente di Pietro
      Il linguaggio del libro è semplice, diretto e scorrevole. Benigni privilegia una narrazione chiara e accessibile, capace di rendere vivi i fatti e vicina la figura di Pietro. Ne risulta uno stile immediato, quasi narrativo, che coinvolge senza appesantire.
  • L'ora esatta della felicità

    Meserve, Dete

    • 25/04/2026
      um romanzo sorprendente
      Afferrato entrando in biblioteca attratta dal titolo e poi dalla sinossi, letto d'un fiato in due giorni, confermo che è un romanzo sorprendente. La scrittura e lo stile non sono cosi pregevoli e ricercate, la narrazione è al presente ma la storia è avvincente, diverte e fa riflettere. Non dico altro per non anticipare nulla ma se vi incuriosisce non esitate...
  • Il mondo di ieri : ricordi di un europeo

    Zweig, Stefan

    • 04/03/2026
      Alessandro Corduas Andiamo incontro al tempo come esso ci cerca.
      Stefan Zweig purtroppo è quasi scomparso dal panorama culturale odierno ed è un vero peccato perché per tentare di interpretare ciò che accade in questo nostro tempo incerto le riflessioni di questo immenso scrittore sono insostituibili. Ma il tempo corre, i fatti si accavallano e gli editori hanno altri interessi, nuove gatte da pelare. E noi ci ritroviamo più soli, privi di maestri e preda della nostra sola miseria. Cosa ci racconta Zweig in questo libro? La sua vita in un periodo che va dall'inizio del '900 alla seconda guerra mondiale. Un quotidiano di progressivi successi personali insaporito per così dire dagli enormi sconquassi che hanno caratterizzato l'epoca. L'inflazione del periodo di Weimar (sconvolgente la descrizione che ne fa) la prima guerra e il mondo sospeso, il crollo dell'impero asburgico e la fine di un'epoca felice dove ogni cosa era certa e la bellezza regnava sovrana. E poi ovviamente Hitler e la fuga, la sua fuga senza fine per sfuggire alla violenza e con lui mille altri e ogni cosa persa. Un libro da assaporare nel dettaglio, scritto con grande sobrietà. Una lezione di storia, di costumi, di civiltà. Se avete coraggio, non lasciatevelo sfuggire.